(questo post non ha titolo)

Ci pensavo stamattina.
Di me non si possono dire un sacco di cose e forse è un peccato.
Non si può dire che io abbia mai fumato una sigaretta o una canna, per cominciare. Non si può dire che io dimentichi qualunque data legata ad un affetto o a un accadimento che con l’affetto ha a che vedere.
Non si può dire che io sia modaiola o festaiola, che sappia incassare una sconfitta se non apparentemente.
Di me non si può pensare che sia tollerante o che ascolti i Metallica mentre guido, quando guido veloce senza sapere dove andare.
Credo che nessuno abbia mai detto che sono una donna sportiva. In compenso mi è stato chiesto un paio di volte se sono lesbica e non ho risposto perchè di me non si può dire nemmeno che me ne freghi qualcosa di ciò che si vocifera, a maggior ragione se non è congruente alla realtà.
Di me non si può dire che conosca il valore del perdono. Del perdono vero, intendo.
Si sa che non amo il rischio, che perdo di rado il controllo e che anche quando sembra che lo perda è un bluff.
Di me non si dice che sia tipo che alzi le mani o che abbia mai permesso ad alcuno di farlo su di me. E si sbagliano.
Di me non si può dire che non sia schietta, che non ami le scollature profonde, che sappia dosare i piaceri o sia incapace di invidia.
E’ cosa nota il mio puntiglio, arcinota la mia incapacità di lasciare in sospeso qualunque situazione o di guardare un uomo sposato più di un minuto. Due, se sono brilla.
Di me non si può dire che si capisca perchè non sono arrivata dove volevo arrivare e cosa mi abbia trattenuto dal farlo. E’ più facile pensare che sia una nevrotica un po’ naif che probabilmente non voleva arrivare da nessuna parte.
E chissà quante altre cose non sono state dette, per pudore o solo per menefreghismo.
Non si può dire nemmeno che non sia curiosa.

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