(questo post non ha titolo)

Lo sguardo annaspa nel parabrezza. La traccia numero sette del cd è a volume diciotto.
La traccia numero sette mi ricorda un sacco di cose e più delle cose le sensazioni.

Come over here, babe
It ain’t that bad
I don’t claim to understand
The troubles that you’ve had
But the dogs you say they fed you to
Lay their muzzles in your lap
And the lions that they led you to
Lie down and take a nap
The ones you fear are wind and air
And I love you without measure
It seems we can be happy now
Be it better late than never…

La traccia sette mi regala perfino gli stessi odori, e se mi guardo le mani rivedo lo stesso colore di smalto e l’anello di ametista.
Fuori dal finestrino c’è un semaforo rosso ma non è lo stesso semaforo. Al verde ingranerò la prima e la seconda e svolterò a destra. Prima che la canzone termini si aprirà il cancello automatico.
E sarà di nuovo casa, ma non quella casa. Solo, le stesse tende ed il tappeto ai piedi del letto.
Sono appiccicata al parabrezza come l’umidità che si condensa. Sono appiccicata con lo sguardo e le intenzioni. Se non fosse per il gatto metterei il loop e resterei qui, dentro un monosillabo.

Walk with me now under the stars
For it’s a clear and easy pleasure
And be happy in my company
For I love you without measure
Walk with me now under the stars
It’s a safe and easy pleasure
It seems we can be happy now
It’s late but it ain’t never
It’s late but it ain’t never
It’s late but it ain’t never

Il problema resta sempre tutto ciò che continua a non succedere.
Quando arrivo a dirlo le parole si esauriscono a non ne arrivano altre.

 

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