(questo post non ha titolo)

Minime increspature. E’ questo che lasciano il più delle parole e delle persone.
Ho voglia di un caffè d’orzo ma l’ho finito e non mi va di far tappa al supermercato quando la città esce dal lavoro. Mancano anche la birra, l’olio extravergine, il radicchio e la fesa di tacchino.
Mangerò pasta al tonno, roba da single incapace in cucina.
Ho pezzi di vetro al posto dei pensieri e diserterò anche l’appuntamento in ospedale. La qualità del tempo che posso dedicare è sotto la soglia minima di ammissione.
Perchè poi, anche se non sembra, loro ti guardano e ti vedono e ti chiedono sei triste? No, non sono triste. Io me ne intendo, mica mi prendi in giro.
E tu t’ammutolisci, un momento solo, perchè sai che è vero, ma poi gli arruffi i capelli con una carezza vigorosa e dici ma va va, passami i colori che la so disegnare meglio io una mucca.
Minime increspature su minime increspature. Solo un fastidio sottocutaneo, ma persistente.
Mi farò un té.

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