(questo post non ha titolo)

Oggi sono affacciata, in bilico, sul fastidio. La lingua batte forte sul dente dell’insofferenza.
Voglio che quel magrebino assunto per la pulizia dell’androne e delle scale venga licenziato ché il suo lavoro non lo sa fare, e poi indaga le ragazzine con uno sguardo che non mi piace.
Non rispondo più le risposte giuste, per dispetto. E nemmeno al telefono, almeno fino a pranzo.
Vorrei che piovesse una pioggia di pietre sulla testa di chi è colmo di in un modo che non sa più padroneggiare. Ma anche di chi è colmo di se.
Non ho voglia di rispiegare la perifrastica passiva, non ho voglia di rispiegarla col sorriso accondiscendente, almeno.
Mi vorrei arroccare nell’angolo più acuto di questa stanza e farmi dimenticare.
Ribollo di antipatia e stress emotivo. Ho bisogno di scansare abilmente l’adesso, perchè non sopporto più nemmeno me, per prima.
Pure il gatto mi guarda strano.

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