(questo post non ha titolo)

Venezia per me sarà sempre pioggia e vento e la laguna arrabbiata che strapazza il traghetto.
Sarà pozzanghere e maschere dipinte a mano legate dietro la nuca, calli umide e finestre dirimpettaie e invadenti.
Venezia è gatti rossi a spasso per i campielli e osterie con sette tavoli e seppie al nero e polenta come piatto forte.
Venezia ti ghermisce, ti inghiotte e poi ti sputa fuori perchè si fa voler bene per poco.
Per me sarà sempre vetri soffiati e colorati e un cielo scuro che non sa più come contenersi, piedi intirizziti e té caldi a ritemprare.
Venezia è una poltrona a teatro, i gondolieri con i fazzoletti a righe annodati al collo che ciacolano in dialetto, profumo di fritole e zaffate di acqua marcia.
Venezia soffoca tutte le fessure, ha un solo palazzo ed una sola piazza. Il resto sono campi e case.
E’ l’osservazione che diventa contemplazione.
E la voglia di scappare per rivederla un giorno feriale di metà maggio.

[ le foto del Carnevale di Venezia di Cris© ]

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