(questo post non ha titolo)

Niente da fare.
Il mio pensiero lascia un’eco livida nell’aria, si lascia pensare e poi si ascolta, di rimando.
Mi aggiusto il cappello di lana in testa e cammino spedita. Al mercato in piazzetta Marconi scelgo le arance e i cavolfiori, l’ambulante mi guarda e mi sorride.
Dimmi qualcosa che non mi aspetto, dimmi cosa devo fare. Hai mani grandi e callose, di chi sa prendersi cura di qualcosa o qualcuno, di chi sa come fare.
In gola ho una bolla d’aria. Gli passo banconota e monetine, precise. Mi ringrazia, mi saluta, lo saluto. Il cielo si muove rasoterra, consonante al mattino, terso e pungente.
Io penso che forse rinuncerò all’atmosfera giuliva e farsesca di Viareggio per ripiegare in montagna a passeggiare tra i sentieri quieti che costeggiano le piste di sci di fondo, nel freddo che ti fa strizzare gli occhi e lacrimare.
Lo so cosa c’è sotto, ma non so dirlo.

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