(questo post non ha titolo)

Mi sta preoccupando la frequenza dei miei appuntamenti in libreria e in profumeria.
Questo per dire che mi sta altrettanto preoccupando il mancante controllo del mio centro.
Sto acquistando compulsivamente libri, libercoli, libracci e profumi.
I primi li scelgo sulla base di consigli e recensioni, guardando la copertina, intuendone il contenuto, come un pacco di Natale.
I secondi, spruzzandomeli addosso. Sono sempre stata un soggetto assai olfattivo.
Annuso tutto: i piatti del ristorante, un vino scaraffato, gli occhi di chi amo, il pelo del mio gatto, le pagine di un libro, il bucato dopo il risciacquo nell’ammorbidente.
Insomma, passo tra gli scaffali e scelgo. Ho imparato che non si sposa con la mia pelle quasi nessuno dei profumi di Bulgari. Pochissimi di Dior. Quasi tutti quelli di Guerlain. Narciso Rodriguez, però, resta il più congruente al mio appagamento.
Cammino sotto le luci bollenti dei neon, lascio evaporare la fragranza sui polsi, nell’interno dell’avambraccio, sul dorso della mano. Poi decido, con uno slancio gioioso, febbrile.
In realtà mi distraggo dal controllo del mio centro. Dal non sapere come trovarlo e mantenerlo, meglio. Così, mi inclino seguendo la curva del binario che mi porta in libreria, in profumeria, qualche volta dal fiorista.
Il rumore disperso dei miei pensieri soggiace ai sensi, si lascia quasi dimenticare tra il pomeriggio terso e le prime ore della sera.
Torno a casa con Rock’n’rose Couture, due libri e una mancanza mantenuta costante in tutte le righe. Ma taciuta.

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