(questo post non ha titolo)

Io me le ricordo le telefonate alle cinque del mattino. Squittire un ciao, che bello sentirti, aspetta che scendo. E precipitare dalle scale come un frutto maturo, il fiato corto e gli occhi brucianti.
Mi ricordo cosa significa non saper sostenere uno sguardo, dire non ci credo e sentire le orecchie avvampare e torturarsi le mani.
Rotolare sul letto e finire per terra, smaniosi di liberarsi da ogni intralcio alla pelle. Una furia goffa e verginale, scevra da malizia e da solida esperienza.
Me lo ricordo, mentre apro l’anta del frigorifero e scelgo cosa abbinare all’insalata.
Quei momenti che credevo i peggiori, che credevo di capire, in cui non c’era corresponsione e se c’era era conflittuale. Quello sbrodolarsi addosso vicendevolmente le parole più belle e meno credibili, dimenticandosi il rischio che venissero credute.
Io me lo ricordo. Sarà per questo che oggi parlo con tanta parsimonia.
Tonno, mais e mozzarella vanno bene.

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  1. utente anonimo

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