Del progettare

Avrei qualche buon proposito in animo.
Comprarmi una bicicletta, per esempio. Sono anni che non pedalo se non su quelle odiose e scomode cyclette in palestra, respirando il sudore di chi mi affianca.
Adesso ho voglia di aria fresca, satura di pollini, ché tanto non sono allergica, e di un cestino da riempire col sacchetto del pane e la borsa dei libri. L’aver sorpreso i primi germogli sul ciliegio selvatico, in giardino, avrà dato il suo contributo alla genesi del proposito, facile.
E’ che questo torpore -anche- corporeo procederà fluido fino a sclerotizzarmi. E non va bene.
Poi vorrei cambiare montatura agli occhiali. Qualcosa di lilla e verde, ad esempio, che fa tanto studentessa e poco professoressa rompiballe. Lo so, per questo bisognerebbe lavorare più sull’atteggiamento ma da qualche parte devo pur cominciare.
Perchè è cominciare il momento più ostico, soprattutto per un’accidiosa come me.
Anche proseguire con convinzione è un’impresa, perchè io sono ugualmente dispersiva.
Mi distraggo, trovo qualcosa di più interessante, di più convincente, di meno faticoso, di apparentemente più utile e mi interrompo quel momento breve, brevissimo, ma sufficiente ad insabbiare il buon proposito.
Così mi ritrovo ad avere buoni propositi di media portata, che posso tralasciare senza troppi sensi di colpa ma che mi gratificano quando portati a compimento, accidentalmente.
Il vero obiettivo sarebbe quello di smetterla di ragionare sul male minore o sulle medie soddisfazioni, lo so.
Ma la bicicletta e gli occhiali hanno il loro dignitoso perchè.

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