Dell’essere felici e consapevoli

Ogni tanto ci ripenso ed è per me più una consolazione che una pungente mancanza.
E’ quell’àncora cui m’aggrappo e di cui ho parlato.
E’ l’ultimo momento di felicità consapevole che ricordo. Perchè quando si è felici se ne ha consapevolezza, eccome.
E’ il primo week end di giugno e siamo al mare. E’ mattina, una mattina inebetita dalla luce, i finestrini della macchina abbassati, nell’abitacolo una canzone delle Corrs.
Io sono ancora di un pallore disperato, fantasmatica nel mio vestito sbracciato di lino color corda. Lui è già un dettaglio in sintonia con l’estate, la pelle ambrata, le dita magre come canne di bambù, fuma una Philip Morris. 
Alle spalle abbiamo le montagne, davanti il mare. Siamo fermi ad un semaforo.
E’ il momento esatto in cui dico sono felice, a bassa voce, coperta dalla musica. Tutto tende a sorreggermi, anche il silenzio, perchè è un silenzio benevolo, compiuto.
Mi dico sono felice, e osservo le terrazze invase dai gerani e dalle buganvillee e respiro forte e inclino il capo sul poggiatesta, socchiudendo gli occhi.
Il mio cuore non è ancora trafitto dal poi, sono felice e la felicità preme da dentro contro il petto ed io sorrido perchè non so come contenerla. Potessi, ne regalerei ai passanti, ai cani, alle siepi che costeggiano la strada.
Stiamo andando a comperare il pane e la focaccia ed io sono felice.
Sono passati otto anni.

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