Condizion(al)e presente

Poi pensi che il pensiero gentile meriti d’essere focalizzato.
Pensi che capita di mettere in pausa la cautela e che va bene così.
Compri un libro che poi non porti con te perchè non è da te. Ma poi te ne penti e prima di aprire il cancello, rincasando, regali quattro fiori di ciliegio, perchè un pensiero gentile va ringraziato, sempre.
Ti senti guardata senza disattenzione, sottratta dal contesto e vista oltre il trucco, oltre l’atteggiamento calibrato, oltre una collaudata capacità di dissimulazione. Perchè sai essere spontanea -lo ricordi ed è un ricordo che ti rassicura- ma non sai quanto puoi concedertelo.
Poi ti ritrovi al laghetto delle papere e dei cigni, sul ponticciolo di legno da dove buttavi le noccioline. Avevi quattro o cinque anni e adoravi il rumore del becco che setacciava l’acqua in cerca di cibo.
Adesso è l’una di notte e non ci sono più ne’ cigni ne’ papere. Solo parole e qualche ammissione, le mani in tasca, la testa tra le spalle.
Sarebbe quasi romantico se fossi capace di intravederti in una situazione che travalica questa calma congelata. Ci riesci, ma dopo, in controtempo, quando si cammina verso la macchina.
Conoscere a menadito la perfetta architettura di recinti e limiti sta raschiando via la tua capacità di chiedere che ti venga chiesto, con gli occhi.
Perchè tu non sai più chiedere e non sai come spiegarlo.
Ma vorresti essere abitata.

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