Dei sabati trascorsi così

…Che ti si imbrigliano alle mani e tu non puoi fare a meno di restare lì.
Ti trovi nel localino fighettino, il solito, con un gineceo di amiche, dopo una cena organizzata all’ultimo.
Ti trovi lì e ti accorgi che Arabella è in vena di confidenze.
Il collega ventiseienne (!) di Effe, invece, è in vena d’altro. Sospetti seduzione.
La scelta tra sentirsi la pessima versione di Mrs Robinson o un’improbabile confidente amorosa ti disorienta il tempo di un rum cooler. Chiedi ad Arabella cos’ha.
Sono innamorata e lui è un uomo sposato e io sono la sua amante da tre anni e adesso non so più che fare perchè lui la moglie non la lascia più.
Te lo dice così, d’un fiato. Ti pianti le unghie nei palmi sperando che il ventiseienne sia ancora in zona. Niente. Guardi Arabella tentando di evitare sia uno sguardo compassionevole che uno sguardo di rimprovero.
Ne avresti di cose da dire, tu. Ma non quelle che vuole sentire Arabella.
E non perchè tu l’amante non l’abbia mai fatta. Lo sei stata, eccome. Per allegria, per divertimento e per noia ma mai per amore.
Perchè nascondersi, ritagliarsi degli spazi infinitesimali nella vita di qualcun altro, avere orari off limits per comunicare, evitare i luoghi pubblici, incrociarsi per strada il sabato pomeriggio e fare finta di non conoscersi è un gioco eccitante, se resta un gioco.
Guai ai Natali da sola, ai compleanni passati sotto silenzio, alle vacanze di ripiego con le amiche, a qualunque progetto troncato sul nascere dagli obblighi della controparte.
Sei stata sempre troppo egoista -non necessariamente troppo dignitosa- per accettarlo.
E ad Arabella non sai che dire.
Io c’ho provato a dire basta ma lui è così dolce e premuroso e dice che sta male come me ma poi passa tre giorni col telefono spento ed io mi sento uno straccio. Voglio stare con lui.
Secondo rum cooler.
I momenti che quest’uomo le regala non sono che increspature di luce sulla superficie, brandelli di vita, e lei si è adattata a quel poco come se fosse il suo tutto, la sua àncora. Il suo aspettare a quarantanni è disarmante e rabbioso e, forse, rassegnato.
Le fai una carezza e le dici che ci sarà un momento in cui saprà esattamente cosa fare e come farlo. Ché forse questo suo trascorrere i sabati parlando di lui anzichè stare con lui le bastano ancora, la riempiono ancora.
Non sai dirle altro e ti senti mortificata.
Sarebbe stato meglio distrarsi col ventiseienne, pensi senza nessuna convinzione.
E hai già archiviato questo sabato trascorso così, facendo una carezza, sentendone il bisogno.

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