Voglio ma non (ri)esco

Leggo un post di Surly e penso.
Mi piace leggere e pensare, mi piace pensare quando non ho niente che mi obblighi a pensare ma trovo suggestioni per farlo, indipendentemente da dove il pensiero, poi, mi porta.
Così penso a me e a quando avevo appena terminato il liceo. A quando pensavo al futuro ed il futuro era già lì e me lo mangiavo come un fico, spaccato in due.
Ripenso a cosa è cambiato da allora, da quando camminavo a piedi nudi sugli scogli e mi facevo fotografare sempre e sorridevo spesso nella beata e ingenua convinzione che tutto dipendesse da me. E se dipendeva da me era già mio, già raggiunto, praticamente.
Ma l’impronta della mia adolescenza non è stata un principio, solo un riso affievolito in gola e diventato poi vergognosa rinuncia.
La malinconia per quei giorni sa essere un severissimo giudice ed io me ne accorgo perchè il fallimento rende attenti. Così sto attenta alle parole che dico pur parlando, parlando e riconducendo al minimo la sostanza di quel che dico -ma non è quello che voglio, solo ciò di cui sono capace-.
In questa tappa fossile della mia vita ho la consapevolezza di avere bisogno di un adeguato catalizzatore, di una sorpresa proprio adesso che non sento ma sarei capace di farlo.
Intanto mi è stato regalato un pensiero, incapace di focalizzarmi ma gentile e morbido sui fianchi.
Mica poco.

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