Dediche

Questa mattina ho indugiato tra le lenzuola finchè ho potuto.
Ero sveglia e mi godevo la luce del sole che seguiva il suo percorso sulle ante del mobile mentre io, con un occhio aperto ed uno chiuso, ascoltavo Barry White alla radio.
Ho tre libri sulla scrivania, ho pensato. Tre libri con tre dediche a penna, la data, la firma e tre destinatari che quei libri non li hanno ricevuti.
Sono ben strana. Perchè io con le persone mi muovo scompostamente, con tempi indefiniti e sincopati. Posso entusiasmarmi per pochissimo, impennarmi, volare altissima, idealizzando, e poi precipitare giù giù, disturbata da altrettanto poco e divergendo, velocemente.
Quei libri stanno lì, orfani di un lettore. Li leggerei io, se non fosse che regalo solo libri che ho già letto e che mi hanno (in)segnato.
Insomma, stavo lì nel letto e ho pensato di strappare la prima pagina e portarli al centro accoglienza, assieme a qualche indumento dismesso.
Poi ho pensato che una pagina strappata è come una minaccia, un vuoto smarrito che frastorna e indispone. Così lascerò la dedica e la data e la mia firma illeggibile.
E speriamo che a qualcuno qualcosa arriverà, al centro.

 

[ foto di Cris© ]

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