1976

E’ stata una notte di lampi, tuoni e vento. Ha scrosciato pioggia fino alle due di notte e questa mattina lungo il viale restava un tappeto di rami e foglie e fiori di tiglio che marciranno a breve.
Ho l’umore di ruggine e la fastidiosa sensazione di aver imboccato la strada sbagliata. Mi guardo nella foto incorniciata accanto alla stampante o forse è lei che guarda me. Avevo due anni e ridevo sempre, di quel riso beffardo e irresistibile che conquista tutti.
Ero biondo cenere, con riflessi ramati -regalo della nonna crucca- e l’argento vivo addosso. Raccoglievo tutti i sassi bianchi che trovavo e baciavo in bocca ogni cane al quale riuscivo ad avvicinarmi.
Cosa mi è successo e quando, io non lo so. Il desiderio di riavermi, fosse pure in solo gesto o slancio o apertura incondizionata, è forte in questo tempo perso ad armeggiare con l’insoddisfazione che trapunge le mie giornate.
Di difetti ne ho a dozzine ma la capacità acquisita di vedere sempre la stonatura, il lato sospetto, quello che fa corrugare la fronte e disfare i propositi, ah, quella è superba.
In me converge una raggera di fili nella quale io stessa sono spesso impigliata -rifugiata-
A dispetto di tutto, il sorriso del venerdì sera sarà al suo posto, prima di sera.
Però, la passione.
Però, dove sei.

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