Diversivi

Capelli raccolti sopra la nuca, t-shirt extra large, polsi liberi da orologio e braccialetti.
Lavo il sedano, lo mondo e levo le coste esterne più filose. Lo taglio fine ma non troppo e respiro l’odore pungente delle tenere foglie interne.
Prendo il parmigiano e lo scaglio grossolanamente dentro una piccola insalatiera.
Scolo il mais e lo unisco al parmigiano. Aggiungo un petto di pollo lessato e tagliato a listarelle e macino a pioggia pepe e sale. Termino con un filo d’olio extravergine e qualche goccia di aceto balsamico, mescolando piano e poco.
Avere le mani impegnate, pensare alla perizia del taglio, al godimento dei profumi, alle dosi dei condimenti.
Cercare il piacere laddove il piacere può essere solo tuo. Un piacere ctonio, ma va bene anche questo.
Perchè sennò il pensare ti assale, ti arriva alle spalle come un’onda alta sulle onde e ti sommerge.
Così cerco espedienti adeguati a garantirmi un rifugio, non solo dal caldo umido. Mi nascondo dentro le pietanze, nella scelta di un vestito di lino da portare in vacanza, dietro gli occhiali da sole, qualche volta tra i cubetti di ghiaccio di un orange bitter amaro e dissetante.
Dal sesto piano arriva il vociare acuto dei tre bambini del cardiologo, di rientro da un giugno impietoso al mare. Io mescolo la mia insalata di pollo che nessuno osa chiamare insalata di pollo perchè non c’è la maionese, ma, al limite gli spicchi di arancia, se le trovo buone fuori stagione.
E siamo già al venticinque.

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