Giallo -pericolo?-

E’ la prima mattina che mi sveglio, esco a piedi nudi in terrazza e mi persuado che, sì, questo è giugno.
Ho comprato una borsa ed un paio di sandali gialli e ieri sera sono uscita con Effe, vestita di nero, calzando i sandali e facendo dondolare la mia borsa nuova. I dettagli fanno il look, dicono.
Effe è la prova inconfutabile che non a tutto esiste una spiegazione o, meglio, che a certi comportamenti non si può opporre alcuna logica valida e deterrente.
Il suo diretto superiore le piaceva proprio tanto. E questo lo sapevo. Il suo diretto superiore la marcava stretta da un bel po’. Pure questo sapevo. Il suo diretto superiore, adesso, è qualcosa di più che il suo diretto superiore. Questo me lo aspettavo pur scongiurandolo.
Lei è elettrizzata, lui è così gentile e delicato e premuroso, in ufficio non lascia trasparire nulla, si preoccupa per la mia posizione.
Vibra insensatamente come un giunco ogni volta che arriva un suo sms o che lo nomina abbassando lo sguardo e non sa in che guaio s’è ficcata. Trasogna e sorride ebete ed io, quasi, la invidio. Forse il rischio immane che potrebbe correre in ambito lavorativo è un prezzo equo per lei, forse il prezzo nemmeno lo intravede. Forse non a tutto c’è un prezzo? No, a questo non crederò mai.
Penserò eventualmente dopo a spingerla fuori da una delusione o da quel che sarà -e che gli somiglierà molto-. Ieri sera avevo la mia borsa gialla ed i miei sandali gialli e pensavo a nuovi semi sani, anche quando ho camminato sul ciottolato che mi riportava alla macchina.
Non è poco.

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