Però non lo dico

Ho l’affanno come se avessi fatto tutte le scale dei cinque piani che mi separano dal suolo, andata e ritorno, più volte, il cuore come un metronomo.
C’ho voglia di cambiare, mutare, fare fare fare, progettare, guardare più in là, oltre l’io farò. Chiedo un rendez-vous con il faremo. Ché questo momento triste ed inerme che mi porto addosso non è più sostenibile. Ho bisogno di lasciarmelo dietro, come una balla di fieno abbandonata al centro d’un campo mietuto.
E poi ci sono le irrinunciabili carezze di parole dolci poco prima di spegnere la luce e affidarsi al sonno. Parole che mi strappano dalla realtà, che vorrebbero sostituirsi alla realtà, ma non so se basta sperarlo perchè accada. Così lascio le speranze dietro alle quinte e non do’ loro voce, solo peso, silenzioso.
Sii capace di entrare, piano, ma non di trovare la via d’uscita.
Però non lo dico.

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