Cù-cù!

Sì, ci sono.
No, non ho granchè da dire -o forse avrei molto da dire ma niente da raccontare-.
Sì, patisco il caldo ed ho la pressione di una medusa spiaggiata, gelatinosa e molle, sul far dello scioglimento.
No, non mi basta l’aria condizionata, anzi, sono reduce da un’influenza in cui ho sperimentato la sensazione di avere due albicocche al posto delle tonsille.
Sì, ho pensieri sudaticci incollati alle pareti del cervello.
No, non so parlarne; vorrei solo stenderli al vento di scirocco e lasciarli asciugare e poi farli volare via.
Sì, continuo a sentire parlare e vedere scrivere di amori zoppicanti, mendicanti, imperanti. Ed io, zitta.
Penso all’odore dei peperoncini piccanti a seccare sotto al sole, a grappoli. Sento già spalmarsi sul palato la marmellata di cedro e le mie mani spaccare in due grassi fichi bianchi e zuccherini.
Sono via, sono già lontana mille chilometri ma ti basterà chiamare il mio nome e mi troverai lì accanto, a sfiorarti il braccio. Tu potrai prendemi la mano e respirare l’interno del mio polso e riconoscermi, forse.
Ho acquistato il profumo giusto per le mie settimane di vacanza: Premier figuier extreme. Maturo, goloso, abbracciato dal latte di mandorla ma erbaceo quanto basta a non nauseare e bilanciato da un accordo robusto di sandalo. L’estate.
Racconta di quel momento della giornata in cui il sole è tramontato da un pezzo, ma la notte non albeggia ancora. Quel momento in cui tutte le cose del mondo vengono trasfigurate, intrise di una luce indulgente che le rende limpide e insopportabilmente più belle.
Uno stato d’animo che si respira e che, no, non possiedo ancora.

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