Meno tre

Pochi giorni alla partenza.
Porto con me più profumi che vestiti, mi fa sorridere questa cosa.
Lino, sandalo, ambra grigia, tuberosa, gelsomino, germogli verdi, seta, cuoio, iris pallida, cardamomo, peonia, cotone, fico, zafferano, neroli, osmanto.
Tessuti naturali e cinque essenze che parlano chiaro e forte o sussurrano frasi dapprima indistinte e poi, via via, perfettamente pulite, rotonde. Profumi per rassodare l’umore, quando serve, illanguidire, rilassare, far sentire in risonanza. Perchè restano i confini dentro i quali travaso sensazioni da cuore a cervello e fuori dai quali è tutto una poltiglia indifferente e indifferenziata, come la raccolta.
Sarebbe diverso se mi dimenticassi chi sono e cosa ho fatto e se non attribuissi al tempo un valore assoluto incapace d’essere riscattato.
Prenderò il sole del mattino sugli scogli, mi abituerò ad un accento lontano, leggerò un paio di libri, mangerò frutta e pesce il giorno del mio compleanno.
Poi tornerò a casa, pallida come sempre, e ogni cosa ricomincerà da capo. Ma anche no?

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