Dove vai quando poi resti sola

Tensione con Effe, più di quanto sia sopportabile.
Una tensione trattenuta, disciplinata che non sfocia in un litigio perchè con Effe non si può litigare. E’ ragionevole e apparentemente conciliante.
Io no. Con gli amici a me non serve conciliare, ci si trova sullo stesso piano di intenti, magicamente.
La voglia di mandare all’aria la seconda parte delle vacanze è la prima cosa che m’assale.
L’egoismo e la sua dimenticanza dell’altro mi provocano un dispiacere sordo che, di contrasto, si oppone alla voglia di prenderla a schiaffi.
Se lei avesse coscienza di ciò che prende e ciò che non sa dare.
Se io smettessi di barcollare sul filo di un’affinità forzata, sostenuta dalle mie di fatiche.
Se smettessi, anche, di faticare proprio perchè non si dovrebbe faticare. Una vacanza dovrebbe essere passeggiate sotto ai lampioni, fino a tardi, e i piedi gonfi e tante risate. Qualche silenzio stanco ma felice seguito da fitte chiacchiere che portano più in là di qualunque passo. Civettare un po’ durante l’aperitivo e lasciarsi consigliare una trattoria per cena.
Non lo so. Io davvero non so più chi lasciare entrare e per quali ragioni lasciarlo entrare se l’epilogo è sempre un ottuso allontanamento.
Potrei dirglielo ma sono refrattaria alle spiegazioni. Quando non aiutano, a maggior ragione.

19 commenti

  1. utente anonimo
  2. utente anonimo
  3. utente anonimo

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento