Ferragostando

Il silenzio innaturale di una città di provincia a ridosso del quindici agosto è tutto da godere.
La parola onestà manipolata con grande maestria come se fossero mezza dozzina di palline lanciate in aria da un giocoliere.
Gli orari improponibili dei giochi Olimpici, la sveglia prima dell’alba perchè il gatto sembra essere vittima di un umoristico jet lag.
La casella di posta vuota e il mio punto debole che non si manifesta, che non ha coscienza nemmeno più d’essere il mio punto debole.
Bere qualche Menabrea e raccogliere i capelli sopra la nuca, pensando al fresco profumo delle lenzuola.
Camminare a piedi nudi sul parquet d’ulivo, chiudere la porta con doppia mandata e sentire il rumore sordo e meccanico rimbombare nella tromba delle scale.
Addormentarsi sperando di ritrovare, domani, qualcosa che abbia il sapore buono e la tenerezza di un ferragosto di troppi anni fa.
C’è ancora bisogno di tempo?

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