Tappe

Non c’è poi molto da fare. Io con agosto non vado d’accordo.
Se non fosse per le fette d’anguria e l’insalata di riso e un po’ di apprezzato desertume in città potrei depennarlo dal calendario.
Agosto è come le persone che non digerisco: sguaiato, soffocante, esibizionista, fintamente maturo.
Così parto per una città che ha, sì, l’indole agostana, ma a settembre.
Lascerò i pensieri come note a margine e mi concederò lunghi sguardi sul bello da dietro questi vetri che sono i miei occhi. E chissà se mi commuoverò come quando ho visto il castello di Sao Jorge a Lisbona e ci ho camminato a lungo dentro, nel giardino, salendo e scendendo scalini e ricominciando da capo ogni volta che arrivavo al parapetto di pietra e la città si lasciava guardare, placida, dall’alto, nell’aria fredda di gennaio.
Poche città mi si sono annidate nel cuore come Lisbona… Prima o poi ci tornerò e ci tornerò meno smarrita, stringendo una mano che sarà rifugio.
Insomma, parto il due settembre e me ne vado a cinquecentosessanta chilometri da qui.
Il resto non lo dico, non perchè non avrei piacere nel raccontarlo -sì sì, piacere- ma perchè il Bene per me è ciò che resta e non ciò che passa.
Quindi aspetto.

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  1. utente anonimo

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