Dei ritorni

E’ certo: io a Roma non potrei mai viverci.
Perchè è eccessiva in tutto. Troppo grande, troppo caotica, troppo ricca, troppo inquinata, troppo possibilista, troppo lontana dalla mia idea di vivibilità.
Su un foglio che parla di Roma non puoi scriverci nulla, non c’è spazio per dire niente che non sia già stato detto. Le immagini che parlano di Roma girano il coltello dentro al cuore e raschiano via tutto, perchè è bella, fastidiosamente bella e vittima della sua bellezza.
Vedere dal balcone dell’albergo Trinità dei Monti, arrivare a piedi alla fontana di Trevi, trovare il profumo che desideravo in via Campo Marzio, sbucare nella piazza del Pantheon e restare ammutolita.
Camminare, ancora, fino a farsi venire le ciocche ai piedi, scegliendo di procedere per zone e poi dimenticarsi il nome delle vie e andare a lume di naso e perdersi.
Salire stremata sul bus numero 16 e lasciargli fare il giro completo fino al capolinea in via Costamagna. Appoggiare la testa al vetro e riposarmi guardando la vita vivere tra le strade della semi periferia.
Cenare a Trastevere in una sera bollente, seduta ad un tavolo coperto da una tovaglia a quadrettoni bianchi e rossi e lasciar scegliere al ristoratore quale vino bere.
Camminare per i giardini di Villa Borghese accarezzando ogni cane che mi corre incontro, scodinzolando.
Vedere San Pietro, la Pietà di Michelangelo, le tombe dei pontefici, il colonnato del Bernini. Cambiare tre volte le pile alla digitale. Attraversare i sotterranei, salire e scendere dalla metropolitana, leggere le scritte indelebili sulle pareti, Simo & Kika amiche x sempre, Renato ti amo d’amore, Giulia è stata qui 23/5/2001.
Roma ubriaca. Non ti lascia nemmeno l’aria per respirare e ti parla con una cadenza che non si fa dimenticare. Non conosce silenzio ne’ riposo ma ti regala un incanto stupefatto e immobile negli occhi.
Poi torno a casa, nella mia tranquilla città di provincia a misura d’uomo e sento affievolirsi la frenesìa, la sento trasmutare in stanchezza. Quella stanchezza soddisfatta e compiaciuta che concilia il sonno e mi fa pensare che no, non ci vivrei mai a Roma, ma ci tornerei altre mille volte.

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