Palmi aperti

So essere anche diversa da così.
Così compassata, quasi indifferente, piuttosto scostante, a tratti contorta.
So esserlo quando ho di fronte la calma e la bellezza della disponibilità, aperta come due mani protese a toccare senza afferrare.
Ché io ho bisogno di essere presa -eccome- ma in modo mimetizzato, senza che io ne sia consapevole, sennò giro sui tacchi. Perchè temo ciò che più desidero, come tutti. Perchè come tutti poi ho timore di perderlo.
Solo che, a differenza di molti, l’allarme rosso si accende ancor prima di valutare le ragioni per cui dovrei preoccuparmi, quelle ragioni che arrivano oltre il confine che si deve oltrepassare per.
Era fine maggio, lo ricordo bene. Stavo andando al mare, nella casa dell’albicocco e pensavo che di lì a poco tutto sarebbe cambiato. Guardavo i rododendri lungo l’autostrada dei fiori e ascoltavo un brano di Tori. Avevo i palmi asciutti e li vedevo già vuoti. Era come se con una vista acutissima o un udito da animale selvatico io riuscissi a vedere più in là.
Le mani vuote sono arrivate, non presto, no, ma sono arrivate.
E’ da allora che io mi affido a quell’udito e quella vista, con la differenza che ora s’è aggiunta la paura; una paura tranquilla che racconto chiamandola esperienza o buonsenso.
Sono scivolata laggiù, timida e un po’ triste ma attenta.
Per questo -e per molto altro- mimetìzzati se le tue mani desiderano prendermi.

37 commenti

  1. utente anonimo
  2. utente anonimo
  3. utente anonimo

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento