Poi passa -reload-

Oh, la speranza del poi passa resta ma mi sto lasciando avvolgere come da una placenta umida e tiepida.
Che sia un bozzolo o una placenta cambia poco. Ho bisogno di rassicurazioni che mi sfuggono -non è ora, non è oggi, non sarà nemmeno domani-.
Così resto idealmente avvoltolata in questa posizione uterina, le ginocchia piegate sul petto mentre fuori un brusìo sommesso urta i miei centri nervosi.
Certo, devo comprare le scarpe per l’autunno e il nuovo ombretto Smoky eyes di Chanel e pure il respirapolvere LG allergy care che comprime la polvere in simpatici cubetti per la gioia della mia pelle intollerante.
Ho scaffali carichi di libri da riordinare, pile di volumi che arrivano quasi al soffitto come instabili stalagmiti.
Però ho anche le ciglia che mi tremano ed uno sguardo appannato che sprofonda nel vuoto.
Faccio leva sulla mia straordinaria quanto sciagurata capacità di autocontrollo e procedo.
Quando il sentire si fa spinoso io isolo ogni senso e mi dedico al fare, furiosamente. Telefonare, riordinare, sostituire, archiviare.
Perchè in questo preciso punto le parole si arrendono e scalciano nel silenzio che ho loro imposto.
Ed è in questo preciso punto che avrei bisogno di una sbornia e un alito caldo che mi bisbigli all’orecchio.
Potrei cedere con candida fiducia.
(…)

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