Poi passa

Dovrei astenermi da qualunque desiderio.
Stemperarlo, disperderlo come le foglie dei tigli strappate dai rami.
Si alza forte il vento, lo sguardo raccoglie gli ultimi raggi arancioni ad ovest.
Dovrei smettere di cercare parole incoraggianti, il bisogno di una vicinanza intelligente e calda, raccattare i rimpianti e intrecciarli e farne coperta.
Riempio il tempo di disamore verso le cose e le persone, come se tutto potesse deludere ad un certo punto del viaggio e, allora, di iniziare il viaggio scordo la voglia ed il suo sapore.
Sono le regole del gioco, non credere che non le conosca. Punti quello che puoi permetterti sul piatto e speri che Dio te la mandi buona.
Negli anni sul piatto io ci ho lasciato stanze d’albergo e solitudini, migliaia di chilometri d’asfalto, attese disattese, tinte forti, qualche colpo di tosse a sciogliere i nodi in gola, sciocche prese di posizione, un paio di impaurite paure. E tanto altro, fino quasi a prosciugarmi.
Disamorarsi è più pericoloso che appassionarsi; l’ho scoperto col tempo, pareggiando lacrime e carezze.
Il disamore è cemento a presa rapida, respiro sottile, mani fredde.
E uno sguardo carico di parole che d’un tratto smette di parlare.

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