Del tempo e delle stagioni

C’è un albero in giardino che mi piace molto. Ha le foglie che in questa stagione non diventano gialle o arancioni ma rosse. Rosse come i pampini della vite.
La loro forma sembra quella delle foglie d’acero ma sono più snelle e aguzze, strette, innervate d’oro. Mi piacerebbe conoscere il suo nome e quello dei suoi fiori minuscoli e dei suoi frutti che paiono piccoli ricci di castagne. I suoi rami si stagliano contro il cielo turchese, mischiati assieme, uno sull’altro.
Sono andata in giardino e ho scattato alcune foto ma quel rosso non l’ho catturato, quel contrasto è qualcosa che appartiene solo alla realtà.
Le macchine dei due amanti si fermavano sempre sotto l’ombra della sua fronda, questa estate. Gli amanti non si incontrano più, non qui almeno.
Arrivavano poco prima di cena, quando io innaffiavo le mie piante aromatiche e l’edera, appena prima che il sole scomparisse dietro il profilo della città, ad ovest.
Arrivavano e si abbracciavano e restavano abbracciati per tutto il tempo. Parlavano, bisbigliavano, litigavano persino, sempre allacciati. Non erano una coppia, erano amanti.
Si mangiavano l’ora che trascorrevano assieme e poi ciascuno saliva sulla sua macchina e rientrava nella sua casa a cenare e dormire con qualcuno.
La quieta malinconia della loro assenza mi si appiccica addosso. Chissà quale scelta hanno compiuto, quale compromesso, quale rinuncia, a quale noia si sono arresi o a quale paura.
E chissà quante altre coppie, come loro, hanno avuto il punto di incontro sotto un albero di cui non conoscevano il nome e poi si sono perse oppure prese definitivamente, nel tempo.
Sarebbe molto più bello incontrarsi adesso, con la foschia che sale e le foglie rosse e un motivo in più per restare abbracciati.




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