Delle difficili convivenze

Dopo tre giorni di guerra aperta il mio corpo ha deciso per una tregua armata.
Lui riottoso ad ogni farmaco, io pervicace nella somministrazione.
Mi rifiuto d’essere abbandonata anche da lui, no.
E’ un pessimo compagno di viaggio, non lo trovo particolarmente appetibile e mi sta pure antipatico ma voglio tenermelo stretto, nonostante la conclamata crisi del nostro rapporto.
Ho provato con la terapia di coppia ma non riesco a non rimproverargli i suoi cedimenti. Non mi sostiene, non fa che pormi davanti ai miei limiti, diserta i momenti in cui ho bisogno di lui.
A modo suo mi sta colpevolizzando di non amarmi troppo e di non perdonarmi mai nulla ma io i grilli parlanti non li sopporto così adesso lui parla per conto suo ed io fingo di non ascoltare.
Se non fosse per una banale questione pratica viveremmo da separati in casa.
Io che mangio riso in bianco, dormo poco di notte, passeggio in vestaglia per la casa schivando gli specchi -ho due occhiaie che inghiottono perfino il colore degli occhi-
Lui che mi segue mormorando piano e alzando la voce a tratti, piegandomi in due.
Fine della tregua.

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