Dell’inatteso

Succedono così, certe cose.
Succedono esattamente come temevo. Inaspettatamente.
Cinque anni di vuoto pneumatico, di binari paralleli, di silenzi e qualche notizia giunta quasi per sbaglio.
Poi arriva, mi trova, non so come, mi cerca, mi scrive.
Sono le undici e diciannove, fuori c’è la nebbia e dopo cinque anni Lui mi cerca.
L’impulso sarebbe prendere il telefono e chiamarlo, dove sei, ti raggiungo. Perchè questo tempo si è tutto accartocciato in gola, s’è azzerato con la salivazione. Dove sei, ti raggiungo. Ché ho voglia di respirare l’odore dei tuoi capelli e prenderti la mano e poi abbracciarti e baciarti sugli occhi.
L’impulso è chiedergli perchè, perchè adesso, perchè stia colpendo al centro di una rassegnazione conquistata con i denti. L’impulso sarebbe ringraziarlo per questo colpo. O restituirglielo.
Rivedo tutto, risento tutto. Luce piena, poi ombra, amore, vertigini, rabbia, dolore assoluto. E poi, buio. Buio.
La scelta è tra rispondere o astenermi da qualunque replica, lasciando morire l’impulso lì dove è nato.
Come se non fosse successo niente.
Non è successo niente.
Non è successo niente.
La verità è solo il mio punto di vista.

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