Dello stare a galla

Mi arriva un messaggio, lo leggo e poi penso.
Sono severa con me stessa. Eh, già.
Sono di conseguenza rigida e intransigente con gli altri. Eh, pure.
Basterebbe un po’ di indulgenza. Eh, magari.
Affronto la vita di tre quarti come ad attutire il colpo che potrebbe arrivare. A quante persone ho raccontato il pregresso di questo blog? Forse un terzetto.
Tutte mi hanno detto che la parola riscatto è assurda, che forse basterebbe prendere il vissuto per quel che è. Andato.
Ho nutrito qualche dubbio sulla loro sincerità, ma solo per qualche istante. Bisogna comportarsi così se si vuole andare avanti e non semplicemente stare.
Mi sento separata dal destino degli altri, dal mio stesso.
Tempo fa avevo carte strepitose, di quelle che a trovarsele in mano uno direbbe che culo, è fatta.
Non sono mai stata una gran giocatrice, tantomeno d’azzardo.
Adesso ho queste carte in mano, di quelle che a trovarsele in mano uno direbbe merda, sono fregata.
Non sono mai stata una gran bluffatrice.
Però sono anche stufa. Stufa e arrabbiata e orgogliosa. Se queste sono le carte che mi ritrovo vorrà dire che rinuncio al piatto, per questa volta.
Intanto oggi potrei iscrivermi in piscina: l’acqua mi distende e mi affranca dall’ansia di restare a galla anche fuori da essa.

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