Natura morta

E’ solo l’autunno ma assomiglia tanto all’amore.
Tempo di castagne, ieri ho mangiato le prime caldarroste. Le ho comprate nel baracchino sotto al viale tenendole strette nel loro sacchetto bollente, tra le mani.
Ho chiesto all’omone con la dolcevita se aveva qualche riccio da darmi, perchè io li metto in casa, assieme ai fiori secchi, le bacche e le foglie. Ho comprato le castagne e una volta giunta a casa mi sono seduta sul divano, sbucciandole a singhiozzo, sporcandomi le mani di nero bruciato.
L’amore è come le caldarroste, come le foglie che rotolano lungo il viale, come le traiettorie cullanti ed oblique delle gazze. Arriva piano con la sua eco di passi come di gatta.
L’autunno assomiglia alla musica di Beck o di Tori Amos o di Anna Nalick, ascoltata da sola, sentendosi sola di quella solitudine calma e un po’ sorniona.
E’ il bicchiere della prima barbera stappata, temperatura ambiente che scivola nella gola ad abbracciare il gusto pastoso delle castagne.
L’autunno è come me, faticoso ma accogliente, ti invita ad un apparente letergo mentre sotto la terra brulica di vita.
E’ riso alla zucca cucinato senza fretta, allungandolo ogni manciata di minuti col brodo e mantecandolo, alla fine, con tanto parmigiano. E poi lasciato riposare il tempo di una canzone.
Serve attenzione per amare l’autunno, un giorno dopo l’altro.
Alla fine l’attenzione e la premura sono tutto quel che conta.

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