Del difendersi

Fermarsi. Pensare. Non mi voglio fermare. Tornare indietro di qualche passo e riconsiderare. Cambiare idea. Scrivere. Leggere. Leggere.
Sentirsi sbattuta come la pioggia sul parabrezza, come le foglie marce sul selciato, come i cartelloni appiccicati ai muri.
Uscire, passeggiare, comprare un ciondolo d’ametista enorme e legarlo subito al collo sperando serva. Mangiare sushi, salmone e avocado, tempura di gamberoni.
Concentrarsi su pochi discorsi che non siano terreno minato. Andare a Parigi, sì, ma dopo Capodanno, i mercatini di Natale in Alto Adige invece sì, voglio vederli, voglio comprare un carillon di legno intagliato.
Ignorare un equilibrio tacitamente spezzato. Vedere un film stupido come Vicky Cristina Barcellona e farsi bastare la bellezza ruvida di Javier Bardem per arrivare ai titoli di coda.
Vita leggera a sostenere le impalcature di sere così, che a restare a casa ti stordiresti di resoconti e inutili rivisitazioni.

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