Delle ammissioni

Questo novembre ha finalmente i connotati di novembre.
Ogni tanto riemergo da un abisso di pigre nebbie, sono giorni pesanti in cui cerco di sentire il passato con nuove orecchie e nuovi occhi.
Per me non è facile ammettere che il mio vissuto è popolato dall’imgombrante presenza dei fantasmi di tutte le parole che non ho detto. Tantissime parole ai margini di un enorme silenzio, attaccate alle pareti di quella stanza bianca e vuota che sono stata e sono tutt’ora.
Poi accade che ti venga concessa la possibilità di dirle, quelle parole. Di lasciarle andare come una diga che rompe gli argini e s’abbatte ovunque, intorno.
Macerie su macerie. Parole su parole. Immagini su immagini a rotolare come biglie. E fotografie e scorci di panorami e chilometri percorsi e intense abitudini.
Mi mantengo calma.
Sento ridursi le distanze tra la mia verità e la realtà e mi scopro a piangere in attesa di una carezza sullo spigolo più vivo.

18 commenti

  1. utente anonimo
  2. utente anonimo
  3. utente anonimo

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento