Del riconoscersi

Non è che non ti riconosca.
Hai lo stesso tono pacato e accomodante che mette a proprio agio e facilita il dialogo fino a quando non vieni contraddetto. Socchiudi gli occhi quando ridi e non emetti un suono; sembri far capolino da un film muto.
Hai la stessa pessima memoria per le date ma ti ricordi ancora come ero vestita la prima sera che siamo andati a cena e cosa ho ordinato, vino incluso, impuntandomi.
Ti illanguidisci ascoltando una manciata di canzoni sparpagliate lungo quegli anni gonfi di vita e giochi con l’idea che il tempo sia solo un punto di vista ridimensionabile.
Non è che non ti riconosca.
Hai la medesima camminata che mi piace osservare quando ti sto di spalle e non mi vedi, lo stesso gesto della mano che passa tra i capelli e va ad accarezzare il collo, quando parli e forzi il tuo pudore.
Lo sguardo indagatore e sempre vigile, il setto nasale leggermente deviato, l’ambizione tra le dita, le scarpe sempre lucidate da poco.
Non ti riconosco in altro: negli atteggiamenti che appartengono più a me che a te.
Un’evidente permalosità, il coraggio che sfuma quando è il momento di sterzare forte, la tendenza a frignare pestando i piedi. Parli e mi racconti cose che sono come una medicina amara da buttare giù, tappandosi il naso. Io speravo che almeno tu avessi dato un senso a questo tempo che è diventato il mio presente e che marcia su se stesso.
Il tempo cambia le persone?
Le smussa come ciottoli levigati sulla battigia? O le colpisce e le spacca in frammenti acuminati e taglienti?
Attraverso gli eventi e la vita tu sei cambiato. Io sono cambiata.
Riconoscersi nonostante un blando scambio di ruoli è qualcosa che non so se posso sostenere.

14 commenti

  1. utente anonimo

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento