Della frenesìa

Poi càpitano settimane come questa in cui vieni centrifugata e sputata fuori, esausta.
Sono quelle settimane che paiono mesi e -pertanto- suppliscono a mesi.
Accompagnare Amica in una clinica privata extralusso che pare più un resort a cinque stelle e passare la giornata del day hospital in totale digiuno, preoccupata, finchè non la riportano in camera, lei apre gli occhi e chiama me al posto del marito.
Riuscire a vedere la fotografia di un collo dell’utero a colori, bellissimo, finalmente risanato.
Fare shopping e farlo bene, con soddisfazione e senza senso di compensazione.
Ricevere un invito a cena all’enoteca Pinchiorri e gongolare tutta perchè quall’abito lì è perfetto, e lo sarà anche l’umore.
Consolare Elettra che piange e singhiozza e non riesce a trattenere il labbro che trema perchè si sente trascurata e dirle no, non ti trascuro, andiamo a fare i tuffi e poi raccogliamo le prugne datterine.
Ricevere tanti sms e fotografie del mare, di una pineta, di cappelli e orrendi scarafaggi. E sorridere.
Vedere una macchina, riconoscere la targa, intravedere un profilo e sospendere per un attimo il respiro; ordinare un altro pomodoro condito e fare spallucce. Ributtare l’occhio, vedere scattare il verde e seguire con lo sguardo la macchina, ancora un po’, troppo. E rendersi conto che fare spallucce è inutile.
Comprare un Gewurztraminer della Galilea e metterlo da parte per una cena a base di crostacei, a breve, e compiacersi di un uomo che la pasta la fa in casa, per te. Mica poco.

7 commenti

  1. Anonimo

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento