Dell’inversione di tendenza

Io ho un difetto. Un pessimo difetto che non so da cosa possa essere compensato.

Tendo a cercare sempre il dettaglio che tolga valore all’insieme.
Qualcosa che turbi la prospettiva, che mi faccia storcere il naso, che non si spieghi o spieghi perfettamente l’inverosimile perfezione del momento.
Pensieri e valutazioni rapidi e vaghi, quasi febbrili, le ciglia chiuse, l’esitazione.
Quella che basta a dire no.
Ecco, io ho questo difetto, e lo esercito in modo equo verso me stessa e verso gli altri.
Non sono tipo da seconda battuta. E’ la prima che conta, come a teatro.

Però.

Però sono stanca di me e di me che si guarda e non si piace. Sono nauseata da questa vita calma e secca, dalla previdibilità delle mie reazioni, dalla rinuncia.
Ho un tale senso di piena e totalizzante vacuità da essere sorpresa di non aver ancora rigettato tutto. Un fiume di niente verso il tutto e viceversa, magari.

Infatti.

Infatti domani vado.
E vado senza sapere perchè sì ma chiedendomi perchè no?
Così vado, lontano dalle consuete rotte comportamentali.
E tutto ciò che accadrà dal perchè no? al mio rientro potrà essere corollario o densa sostanza.
La decisione di andare ha in sé ogni senso.

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