Degli smarrimenti

A me che riesco a nominare l’essenza delle cose e non la loro assenza.
A me che l’orgoglio mi tappa la bocca e dallo spiraglio entrano spifferi e suoni lontani.
A me fa male tutto perchè niente diventa innocuo, col tempo.
Nemmeno scoprire che un amico s’è sposato, che le persone vivono e camminano lungo paesaggi che cambiano quando tu non cambi mai – e se cambi nessuno te lo viene a dire perchè a nessuno forse importa  e se importa tu non lo sai -.
Per me che mi si spezza il respiro davanti ad un bronzo fuso di Rabarama perché quei solchi lungo i corpi e la postura di quegli arti parlano a voce alta con un linguaggio universale. Per me che sto così e non lo dico né lo spiego.
Per me che come si fa non l’ho mai imparato e che la felicità di una coppia è data dalla somma delle individuali felicità.
Per me che il ricordo è una coperta gelata e il futuro dipende da una strategia che non so imparare.
Ecco.
A me. Per me.
Nessuno sguardo arriva dove deve arrivare.

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