Degli aggiornamenti vaghi

Saprei cosa scrivere.
Avrei da scrivere almeno cinquanta righe. Roba che non càpita da mai, praticamente.
Ho argomenti di scontento e qualche parola buona da riservare ad un paio di persone. Una confessione pungente, incastrata in gola come un bolo di spine.
Ho noia da vendere a carriolate, ore bolse, appuntamenti dal dentista ogni sacrosanto lunedì, il dermatologo che guarda compassionevole la mia pelle, la pianta di limoncello che langue e s’ammoscia per il freddo.
Pensieri, a frotte, che si dispiegano come una ragnatela e m’avviluppano e mi soffocano come una coperta troppo calda, di notte.
Il Giardiniere è diventato un Sommozzatore, per chi se lo chiedesse.
L’anta di vetro dell’armadio ha rischiato di travolgermi e uccidermi una volta divelte le cerniere.
La mappa delle mie volontà ha i contorni sfrangiati ed io mi sento una donna che ha all’erta sempre i sensi sbagliati.
Mi consolo raccontandomi che prima o poi questo stato di indeterminatezza passerà.
Che verranno giorni densi di storie da mettere nero su bianco. Di storie che sostituiranno questi elenchi impietosi di piccole cose di pessimo gusto.
E’ tutto un frattempo costante.
Ed io, invece, vorrei tanto fare.

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