Dei lutti

Poi mi muore Alda Merini.
Mi muore perchè per me è un lutto reale. Reale come le visioni terribili di Libra, come l’odore delle corsie degli ospedali, come il bruciare delle castagne, come le voci degli isolati.
Muore Alda e al telegiornale viene annunciato dopo la notizia della maratona di New York.
Muore, e sembra morire perfino dopo la Blefari, per fare meno rumore. Lei che rumore l’ha fatto solo scrivendo. Rumore, sconquasso, luce, schiaffi.
Con le poesie della Merini, con i fiori di poesie che scriveva, le sassate che scagliava, io ci sono maturata. E adesso mi sento un po’ più povera e credo che il mondo sia un po’ più povero. Ma forse lo era anche prima, quando ignorava il suo disagio, la sua indigenza e lei sorrideva, scrollava le spalle, si accendeva una sigaretta e diceva "la poesia è un’incredibile occasione di vita".
La poesia si sconta vivendo, fino all’ultimo. Perchè ci è dato tanto soffrire, a tutti, ma c’è chi soffre e s’incattivisce con la vita, e c’è chi soffre e sublima la vita rivelandola in corolle di fiori di parole. Come Alda.

A tutte le Donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

[ Alda Merini – 1931/2009 ]

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