Dell’incompiutezza [io io io]

Io sono uno scompartimento vuoto di un treno che viaggia senza muoversi.
Ci sono le immagini oltre il finestrino, che corrono veloci.
Ci sono immagini e persone che passeggiano con i cani e leggono i cartelloni pubblicitari. C’è il mare che ammansisce lo sguardo e gente che sputa nei piatti dove mangia. Ci sono le foglie marce sul selciato e nervi scoperti, colpi di tosse e sciarpe a cappio intorno al collo.
Ci sono facce stanche e promesse mantenute; più spesso promesse infrante. Attese disattese e panchine vuote, come lo scompartimento che io sono.
Io sento e aspetto. Porto da mangiare ai gatti vicino alla siepe, lascio una coperta di lana sotto la tettoia di plexiglass e li richiamo.
Io mi sto appiattendo al suolo in un lento aspettare. Lontanissima da cinque anni fa, vicinissima a cinque anni fa.
Dietro il finestrino, in questo esilio che è tutto mio ma è lucido, analitico, critico.
Serve più forza per trattenersi o per tentare?

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