Delle buone abitudini

Voglio ricevere una lettera.
Non una mail, un sms a rate, un post, una telefonata.
Voglio una lettera da leggere. Una di quelle lettere che poi ripieghi con cura e nascondi tra le pagine di un libro che hai letto e che sai sempre in quale punto dello scaffale è riposto.

Voglio che qualcuno investa -perda?- tempo nella scelta della carta e vada a cercare la sua stilografica dall’inchiostro blu Cina. Voglio che questo qualcuno si metta seduto nello studio, inserisca un cd corroborante e scriva senza paura di lasciare una traccia del suo pensiero. Permanente, senza possibilità di cancellarlo con un click-cestino. E che di questo sia felice, perchè la tendenza ad obliare e rinnegare è ripugnante.

Voglio ricevere la lettera senza aspettarmelo, sorprendendomi. Leggere l’intestazione, rigirarla tra le mani, aprirla con il fermacarte affilato, trovare un momento di silenzio e leggerla.
Voglio capire il grado di affermazione personale dalla pressione del tratto, la capacità di gestire l’imprevisto dalla collocazione dei margini.
Voglio leggere l’inclinazione e nell’inclinazione il pessimismo e l’ottimismo, nell’interlinea la propensione a ritagliarsi i propri spazi.
Voglio annusare la carta, strofinarla sui polpastrelli, immaginarmi se è stata scritta di getto o ponderata, riga dopo riga.
Tempo per me, voglio la prova di tempo speso per me, per condividere con me un pensiero, un desiderio, una speranza, un fallimento.
Trovare piacere nel decifrare senza essere decifrata.
 

Voglio ricevere una lettera che mi porti dove ho bisogno di andare, senza saperlo.
Lungo la strada, però, fatti riconoscere.

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