Omissis

Sono due giorni che parlo di dolore.
Un carteggio virtuale ed innocente, perchè io sono innocente.
Scrivo del dolore e mi rendo conto di credere che dovrebbe esserci, per legge, una soglia minima al di sotto della quale si diventa ridicoli a sostenere di provarne.
Conosco persone che si lagnano e frignano come lattanti per cose che io nemmeno faccio rientrare nella categoria dei dettagli.
Tuttavia il dolore è insindacabile. Arriva dal centro, colpisce al centro. Come il bene.
Il mio dolore è solo più plausibile e comprensibile di altri.
Un dolore banale, perchè ha radici profonde, nel fallimento di un progetto, nell'interruzione di un percorso, nell'impossibilità di rimediare -tutta roba dall'importante peso specifico-
Il dolore sta lì, a metà strada tra lo slancio di sgravarsi di se stesso e la stanchezza che lo fa rinunciare.
Sta lì, a metà strada tra il dignitoso e il vergognoso.
E genera una solitudine che è molto più pericolosa del dolore stesso.
 


20 commenti

  1. utente anonimo
  2. utente anonimo

Trackback e pingback

Non ci sono trackback e pingback dispinibili per questo articolo

Lascia un Commento