Superfluo ma non inutile.

Il copolinea lo decido io.
Quando smettere e, soprattutto, perchè smettere di pigiare i tasti, di parlarmi addosso, di dare una chance alla mia intimità scalpitante ma pudìca.
Lo decido io.
Quando condividere e come condividere, nei tempi e nei modi che si avvicendano, col passare dei mesi e degli anni che mutano le cose ma non mutano me.
Una casa non ha motivo di mantenere costantemente le porte spalancate, non per questo è disabitata, non per questo la luce è spenta, non per questo non si stanno aspettando ospiti.
Poi gli eventi diventano così penetranti da obbligarti a guardare altrove, decentrandoti momentaneamente, gli occhi come due fessure.
Ma la casa non è disabitata e le parole spingono avanti, come a cercare il concreto laddove c'è solo l'intento. Cercare e afferrare.
Se ti disturba puoi fare altro: dimenticarti l'indirizzo, dirigerti altrove, invecchiare silenziosamente lontano da qui e da me.
Io, intanto, ho apparecchiato la tavola e aperto le persiane.
Perchè l'ho deciso io.

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