La casa dell’albicocco

La mia casa al mare non esiste più.
Tolto il gazebo con il tavolo di pietra, abbattuto l'albero di albicocco, ristrutturata la veranda, ripiastrellato il vialetto d'ingresso e diosacosa, dentro.
Non è più la mia casa. Sono trascorsi anni e anni. L'ultima volta che ho chiuso quella porta non avevo ancora aperto il blog.
Chissà se tu sai cosa è diventata quella casa, per chi è diventata il luogo estivo dove costruire nuovi ricordi e invitare gli amici o crescerci i figli.
Chissà se hanno ridipinto le pareti della sala o deciso di dare nuova destinazione d'uso alla cabina armadio.
Mi manca, sai?
Guardarla dall'alto, vederla stravolta attraverso l'occhio di un satellite, mi intristisce.
Prima o poi troverò anche lo slancio per tornare là e spiarla da lontano, fuori dal giardino. Solo un minuto, senza dar fastidio a nessuno.
E prima o poi troverò anche un buon motivo per scegliere una nuova casa e nutrire l'acuta certezza di rinnovare il piacere di trascorrere un po' di tempo al mare, fuori stagione.
Perchè, alla fine, è il senso dell'attesa che mi sostiene, l'illogica speranza che possa arrivare qualcosa, qualcuno, un non ben precisato premio per una precisa capacità di resistenza, seppur passiva.
Ecco il mio desiderio, in questo giorno.

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