Delle invasioni barbariche

Mi cimento nel tentativo di riassumere due mesi, e lo farò anche male, perchè ho smesso di avere solo me come interlocutrice autistica.
Ho sentito talmente tanto che ho smesso di pensare.
Ho desiderato talmente tanto da non saper proiettare la sensatezza oltre il mio desiderio.
Questo è potenzialmente gravissimo, per la persona che sono.
É ufficialmente un dettaglio per la persona che voglio provare ad essere.
Non sto geneticamente modificandomi, rifiatate. Sto battendo una strada nuova, quella dell’improbabile, e lo sto facendo perchè sento tutto, ogni emozione che credevo di non riuscire a sentire più, in ogni singola fibra del corpo: eccola. Sono stata colonizzata senza nemmeno essere presa d’assedio, senza aver avuto la percezione di essere in pericolo. Poteva capitare solo così, a me; tanto inaspettatamente da non avere la prontezza di allestire una difesa a caso purchè fosse una.
Così, riconosciuto l’abbandono e obliata la resistenza passiva, allungo passi generosi, non da ma verso.
Fino a quando il disfattismo, sotto le sembianze di un elegante ma stitico buon senso, non guadagnerà terreno, io vado avanti.
Perché mi sono sentita dire “sei bella” con una convinzione che non ho osato mettere in dubbio se non debolmente, abbassando lo sguardo e appoggiando una mano sui miei fianchi generosi, non vedi?
Ma l’Amore -dicono- è questione di ostinazione, come la fede, un punto di vista assoluto e irrefutabile. Soggettivo e inappellabile.
Io questo lo so bene ma credevo di saperlo solo io.
E invece no.

8 commenti

  1. x3me
  2. antonypoe

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