Dei lenti avvicinamenti

Ci sono, e grazie a chi si domanda come stia. Roba che manco nel quotidiano, da facce che dovrebbero essere familiari ed occhi che dovrebbero saper realmente scrutare, intenti a capire.
Ci sono, la serenità resta una questione di distanze: la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice. Però la inseguo, fiutandola nell’aria, convinta come sono di meritarla nella mia totale ingenuità –o solo per una questione di pura fatalità-
Non voglio più restare immobile.
Non considero più la passività la strategia meno pericolosa.
Se felicità deve essere, che felicità sia, e che resti, raggiante, o bruci in fretta, illusoria. Che trasmuti in serenità o vita quieta e profumi che diventino casa e scale che seghino le gambe e abbaini sul mare.
La chiave della felicità più profonda risiede nel cambiamento della concezione che ciascuno ha di dove debba essere cercata. La cercavo nel probabile. Nel simile. Nel certo. E adesso tutto quello che cercavo è stato estromesso dalle parentesi in cui mi ritrovo e muovo.
Stanotte, durante il perigeo lunare, ho un paio di desideri da esprimere. Desideri obbedienti solo a se stessi, per una volta. Al resto del mondo ho riservato tanto, per troppo; adesso mi approprio del privilegio di desiderare per me.

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