Dell’imprevisto

Quest’anno mica è stato facile. Eh no.
Intenso come un corso di sopravvivenza nella giungla amazzonica ed io odio il caldo e l’umidità tanto quanto odio la mia fallibilità in tema di intuizione.
Ho dovuto ammettere di aver sbagliato, e più di una volta.
Mi sono guardata allo specchio con molta poca indulgenza, e più di una volta.
Ho realizzato di aver imparato più di quanto abbia insegnato. Non è semplice, soprattutto quando le lezioni impartite sembravano essere più sane di quelle afferrate.
Il dolore insegna più della felicità?? No, ma attraverso il dolore si impara più in fretta, la felicità tende ad ottundere l’intelletto con la sua ebbrezza totalizzante.
Adesso che sto bene posso riconoscere i limiti che mi hanno impedito di arginare i danni quando potevano ancora essere arginati. Sùbito.
Già, perché avrei dovuto capirlo sùbito che non era il caso.
La differenza tra sentirsi dire non voglio essere responsabile della tua felicità e voglio farti felice. Un abisso.
Tra dire di amare e dimostrare d’amare. Un abisso, di nuovo.
Ero così arrugginita, disavvezza a ricevere… Sola, come una cosa dimenticata o persa.
Ed è successo che quando sono stata trovata ho creduto fosse giusto pagare qualunque prezzo per essere stata raccolta e tenuta. Gravissimo sbaglio.
Lo capisco adesso che ho un uomo accanto a me.
Inaspettato.
Ho interrotto la catena di sant’antonio della vendetta e del rancore, grazie a Lui.
Riesco a declinare i verbi al futuro, grazie a Lui. E’ affidabile come una macchina tedesca, risolto, carnale, volitivo.
Mi tiene la mano, sempre, anche quando non c’è. Parla poco e, nel suo silenzio che ricambio, trovo più risposte che domande.
Ho pianto due volte davanti ai suoi occhi. Di gioiosa incredulità.
Tanto basta e, spero, basterà.

3 commenti

  1. Bulut
  2. Alessandra

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