Dei Natali remoti

Sbuccio un mandarino e metto le bucce sopra il termosifone.
Mi ricordo quando era mia nonna a metterle sulla stufa, nel periodo di Natale.
L’unica nonna che ho chiamato nonna, vissuta con la consuetudine di mangiare la gallina bollita e una scaglia di parmigiano solo la domenica.
Mangio il mandarino e ti penso, Libra.
Talvolta mi sembra che dal Natale del ’96 non sia trascorso un solo giorno… Ascoltavamo Così celeste sulla tua Renault 5 con la quale avevamo macinato ventimila chilometri in due anni.
Non era ancora arrivato il tempo di Chance né di Pier. Non era il tempo d’altro se non della musica e delle serate a ballare e della scelta dello smalto per unghie.
Pattinavamo sulla neve con le gomme quasi lisce e accendevamo il camino in casa prima di cucinare gli spaghetti che tu salavi sempre troppo. Mangiavi pane e miele prima di andare a letto e portavi sempre un pacchetto di crackers e qualche cioccolatino in borsa perché con questo freddo si brucia di più.
Mi manca la Libra che ho conosciuto, non quella che se ne è andata.
Chi sceglie di andarsene non è né pavido né coraggioso: è stanco di soffrire o è malato, e tu eri entrambe le cose.
Però quel Natale e quel Capodanno me li ricordo nettamente.
Nessun attacco di panico, sussulti nella notte, pianti e rimpianti a nastro.
C’era solo la voglia di immaginare come sarebbe stato domani. Tu, selvatica, contraria al matrimonio, refrattaria alla maternità, tesa alla scoperta, sempre in movimento.
Io, stanca di muovermi, chioccia, desiderosa di punti di riferimento, stanziale.
Mi guardavi e ridevi perché quella piccolina ero io: nove anni in meno e una testa già da quarantenne.
Non avrei mai voluto sentire, lustri dopo, che avevi sbagliato tutto, che non avevi saputo riconoscere il valore delle cose, che avevi buttato la tua vita; gli occhi spenti, il sorriso contagioso di chi ha sofferto tanto. Eri molto bella vestita dei tuoi sbagli, sai?? Te l’avrei detto se ci avessi creduto.
Adesso che sbuccio mandarini e ascolto Così celeste vorrei tanto parlarti e dirti che resistere, tavolta, viene premiato. A me è successo. Mi piacerebbe dirti che il riscatto non è concesso a tutti ma che mi sarebbe piaciuto tu potessi sperarci, che adesso festeggeremmo il decimo compleanno della figlia di Hawk che ogni tanto si ricorda di te e dei tuoi occhi spenti. Lei è arrivata dopo, non sa.
Quando te ne sei andata perfino io ed Hawk, così unite, ci siamo allontanate perché negli ultimi anni a legarci era la preoccupazione per te e rivederci faceva e fa tanto male. Ho perso te e con te lei e quegli anni che non si ripeteranno più e l’irrazionale aspettativa di viverne altri.
Manchi, Libra, però ti penso e trattengo con me i ricordi che condivido -solo qui- con chi non ti ha conosciuto mai, e quei ricordi sono per me come il profumo delle bucce dei mandarini sulla stufa.

4 commenti

  1. antonypoe
  2. Sheshe

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