Delle idealizzazioni

Non è che stia troppo bene in questo periodo.
O meglio, sento di avere energie psicofisiche in evidente esaurimento.
Mi manca l’aria, cerco l’ombra e la frescura come una damina dell’ottocento, la Feltrinelli traccheggia nelle spedizioni, l’abito che avevo adocchiato, preda ambita dei saldi, mi è stato soffiato con una tempistica odiosa.
Ah, s’è pure sposato l’ammmore dei miei diciassette anni. Amore non corrisposto e soffertissimo. Ricordo fogli protocollo saturati del suo nome come piccoli gesti votivi, sperando che uno dei suoi sorrisi fosse per me.
Poi mi sorrise, certo, ma per dirmi davanti ad una pizza che lui non provava per me quello che io provavo per lui.
Gli ho scattato rullini di foto -che poi ha autografato e regalato ad altre-.
Fatto da confidente -la regola dell’amica non sbaglia maaaaaaai-.
Smaniato per sue telefonate -chiusa in casa-.
Regalato un braccialetto d’argento spendendo tutti i miei risparmi -perso in mare-.
Tenuto la fronte quando vomitava per ubriacature epiche -frequenti-.
Niente da fare. Mai nemmeno un bacio.
Poi, si sa, la vita va avanti, ci si perde di vista, si vive la vita o ci si prova.
L’anno scorso l’ho incontrato nel locale dove adoro sbranare la rib eye migliore della città scoprendo che è socio della brasserie.
Un tuffo al cuore. Ma non perchè lo vedessi sempre bellissimo, inarrivabilissimo, fascinosissimo. No.
Potere dell’idealizzazione, presumo. Quando un’aspirazione, un desiderio, un sogno non si concretizzano in vita vera assumendo i contorni della verità e riducendosi alla realtà il rischio è proprio questo.
Idealizzare.
Scopro in seconda battuta che si sposa in luglio -questo luglio- con una donna a cui non vorrei assomigliare nemmeno in un’altra vita. Con un tono di voce squittente e due occhietti sottili come la lama di una katana. Il mio opposto. Piccina, minuta, senza seno, culo, spalle.
Insomma, quello che a lei manca io ce l’ho in doppia dose, quella dose che mediamente agli uomini non piace. E infatti a lui mica piacevo.
Comunque.
Ci si scambia i contatti faccialibro, ci si sorride -le buone abitudini non si cambiano- e la sottoscritta attende di vedere le foto del matrimonio.
Gravissimo errore.
Perchè talvolta una bella idealizzazione è assai meglio di qualunque realtà, specialmente quando riguarda i tuoi sogni di ragazzina e rientra ormai nella categoria dell’innocuo.
Perchè quella idealizzazione ogni tanto la usi come pensiero felice per addormentarti, l’evoluzione della favola della buonanotte, insomma.
Tenetevele strette, quelle idealizzazioni. Fidatevi, sono un prezioso patrimonio.
Perché io quando ho visto le foto ufficiali delle nozze ho rischiato grosso.
Non ricordo le facce presumibilmente conosciute dei partecipanti, quella che Enzo Miccio definirebbe la location, lo scambio delle fedi, la presenza del cane in prossimità dell’altare.
Io mi sono bloccata lì dove la mia idealizzazione è svanita, svaporata al cocente sole di luglio.

Le scarpe di pitone panna dello sposo.

16 commenti

  1. antonypoe
  2. Ethel
  3. Ethel
  4. Ethel
  5. Malidina
  6. mari
  7. Ethel
  8. alessandra
  9. Ethel

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